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17 Aprile 2008 Da Avvenire (inserto È vita)
Giornale che leggi, «chimere» che trovi
di Assuntina Morresi

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Dichiarazioni maneggiate e tradotte in modo confuso sulla stampa nostrana, tratte da un articolo che non annuncia nessuna novità e che (qualunque fosse il suo obiettivo) finisce per gettare dubbi 'etici' sul possibile impiego delle cellule riprogrammate (o Ips, cellule staminali pluripotenti indotte).

Tutto è iniziato lunedì 14 aprile, quando sull’Independent è comparsa un’intervista a Robert Lanza, direttore dell’Advanced Cell Technology, una società di ricerche americana che si occupa anche di cellule staminali embrionali e che recentemente ha annunciato progressi (in realtà piuttosto controversi) sulla riprogrammazione cellulare. Nell’articolo si sostiene che proprio le cellule 'ringiovanite' dallo scienziato giapponese Yamanaka renderebbero possibile una nuova tecnica di clonazione. C’è anche uno schema figurato, a fianco del pezzo, che spiegherebbe le differenze fra la 'vecchia' tecnica di clonazione – quella che ha fatto nascere la pecora Dolly – e il presunto nuovo metodo. Il condizionale è d’obbligo, però, e pure il 'presunto', perché l’esperimento ipotizzato nell’articolo è tutt’altro che nuovo, e non è una clonazione. Vengono usate cellule Ips per creare topi chimera, cioè topi il cui organismo possiede cellule con due diversi Dna: alcune hanno un Dna che proviene dai genitori del topo, altre possiedono un altro Dna, proveniente da una cellula embrionale inserita nell’embrione del topo nei primissimi momenti del suo sviluppo. La cellula inserita proviene da un altro embrione di topo, e quindi ha un Dna diverso da quello proprio dell’animale. L’embrione di topo contiene perciò due tipi di cellule: uno con il Dna ereditato naturalmente, un altro diverso dal suo originale, proveniente dalla cellula inserita in laboratorio. «Topo chimera» si chiama la procedura seguita, e l’unica novità sarebbe che anziché inserire una cellula prelevata da un altro embrione i ricercatori potrebbero immetterne una del tipo Ips, dimostrando tra l’altro che è molto simile a quelle embrionali (come stanno sperimentando in sempre più numerosi laboratori del mondo) perché si sviluppa allo stesso modo. Nessun clone, quindi, ma solo chimere.

Chiaramente questa tecnica, applicata agli esseri umani, sarebbe una mostruosità, indipendentemente dal fatto che la cellula embrionale inserita sia derivata da un altro embrione umano, o sia ricavata con la procedura di Yamanaka: avremmo in ogni caso una persona con cellule mischiate, che provengono sia dai propri genitori che da un altro essere umano, e cioè una persona adulta da cui sono state prelevate cellule della pelle – nel caso di cellule Ips – oppure un embrione vissuto solo pochi giorni, e poi soppresso per prelevarne cellule – se si tratta di una cellula embrionale tradizionale.

L’embrione modificato sarebbe una chimera, scientificamente parlando, e non un clone: per essere un clone tutte le sue cellule dovrebbero avere il medesimo Dna, identico a quello di un’altra persona.  Ovviamente la mostruosità dell’esperimento – se fatto su un essere umano – sta nella inaccettabile manipolazione dell’embrione, non certo nel tipo di cellule inserito per la sua modifica: che siano derivate da un altro embrione, andato distrutto, o da una persona vivente, il risultato cambia poco. «Se per esempio avessimo alcune cellule della pelle di Albert Einstein, o di qualcun altro nel mondo, si potrebbe avere un bambino che è, diciamo, al dieci per cento o al settanta per cento Albert Einstein solo iniettando alcune delle sue cellule in un embrione», dichiara Robert Lanza. Sarà mancanza di immaginazione, ma fatichiamo a immaginare un genitore contento di avere un figlio che in percentuale è un’altra persona, fosse pure Einstein! Viene da chiedersi quale sia l’obiettivo reale di Lanza: avvertire di un potenziale 'pericolo' oppure (opzione scelta dai quotidiani nostrani) di mettere in dubbio l’'eticità' delle staminali di Yamanaka. Per due volte, infatti, nel corso dell’intervista Lanza cita la Chiesa cattolica, mettendo in dubbio l’apprezzamento espresso da quest’ultima nei confronti della procedura che permette di creare cellule embrionali senza distruggere embrioni. Eppure chiunque sa che per il magistero è inaccettabile qualsiasi manipolazione di embrioni in laboratorio. Il giudizio positivo da noi più volte espresso su queste pagine riguarda la modalità con cui queste cellule sono ottenute, e non certo tutte le loro possibili applicazioni.

Nel momento in cui di queste cellule si facesse un uso giudicato improprio perché in qualche modo non rispettoso degli embrioni umani, tale uso sarebbe valutato di conseguenza. Ancora una volta i media si prestano a confondere le idee sul piano scientifico per influenzare un giudizio etico nell’opinione pubblica: che sia un’informazione corretta a essere diventata la vera chimera?




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