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| 27 Dicembre 2008 |
Da Avvenire |
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| Eluana, «fatti ordinari» che ordinari non sono |
| di Assuntina Morresi |
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 Eluana Englaro è ancora in grado di deglutire: vuol dire che potrebbe anche essere nutrita senza sondino, e quindi le sentenze che ne autorizzano la sospensione di alimentazione e idratazione artificiale non possono essere applicate. Se da un lato, infatti, in presenza di un riflesso di deglutizione i medici sono obbligati ad alimentarla e dissetarla per via naturale una volta tolto il sondino – a meno di non voler essere accusati di aver fatto morire una disabile che poteva essere nutrita –, dall’altro viene a cadere uno dei presupposti (già di per sé assai discutibili) su cui si basa il procedimento giudiziario che ha portato alla sentenza finale.
Il neurologo Defanti, medico curante della donna e sostenitore da sempre della legittimità della sospensione della nutrizione, ha dichiarato che il fatto non è una novità, che è noto che «esiste qualche automatismo di deglutizione in molti soggetti in stato vegetativo, fra cui Eluana. È un fatto ordinario, e non è tale da permettere un’alimentazione completa per bocca». Con il cucchiaino ci vorrebbe troppo tempo, il cibo ingerito potrebbe non essere sufficiente e si correrebbe il rischio di fargliene andare frammenti nelle vie aeree, provocando un’infezione.
Una dichiarazione doppiamente sconcertante: se il fatto è così ovvio, e «ordinario», qualcuno ci deve spiegare perché non è mai stato messo in evidenza nelle sentenze, laddove si descrivono le condizioni in cui versa Eluana, riportando quindi fatti ordinari per una persona in stato vegetativo (ad esempio che alterna sonno e veglia, e che non ha contatti con l’esterno). Perché non aggiungere anche questo particolare? E perché non è mai stato spiegato all’opinione pubblica, che invece ancora immagina Eluana addirittura attaccata a una macchina? Ma soprattutto, siamo certi che i giudici che via via si sono pronunciati sul caso, dalla Corte d’Appello alla Cassazione, fossero a conoscenza di questo «fatto ordinario»?
In secondo luogo, queste affermazioni mettono definitivamente in crisi l’idea di alimentazione artificiale come terapia. Se infatti si ammette che la nutrizione e l’alimentazione sono una terapia quando si usa un sondino e non un cucchiaio, allora bisogna anche decidere che cos’è un’alimentazione praticata col sondino quando si potrebbe anche usare il cucchiaio: artificiale, naturale, oppure che altro?
Perché – secondo quanto afferma Defanti – questo è il tipo di nutrizione a cui potrebbero essere sottoposte molte persone nello stato di Eluana. In altre parole, non è possibile distinguere alimentazione 'naturale' da 'artificiale' dicendo che nel primo caso si mangia, e nel secondo ci si cura, semplicemente in base al tipo di supporto medico o al grado di manipolazione delle sostanze nutrienti, altrimenti la conseguenza sarebbe che una persona in stato vegetativo si nutre o subisce una terapia a seconda della disponibilità, della prudenza, dell’abilità, o del tempo a disposizione di chi la assiste: se si sostiene che nutrire e dissetare non sono gesti di assistenza ma terapie, per il solo fatto di introdurre un certo grado di medicalizzazione, allora si raggiungono paradossi e incongruenze come questo.
Anche per noi, come per Eluana, la cessazione di alimentazione e idratazione significherebbe la morte: la differenza è che Eluana ha bisogno di assistenza per nutrirsi, e noi no. Lei non riesce a relazionarsi con l’esterno, ma respira, assimila il cibo, dorme e veglia, alcune funzioni organiche le sono tornate dopo anni, può deglutire, non è attaccata a nessuna macchina, non sappiamo neppure se è in grado di provare dolore (perché se ci fosse certezza del contrario, le si staccherebbe il sondino senza sedazione e senza assistenza continuativa di uno staff di personale medico specializzato, pronto a intervenire nel caso apparissero segni di 'disagio', come invece era stato stabilito nella clinica «Città di Udine»). E se tutto questo è ovvio per chi si trova nelle condizioni di Eluana, allora forse dovrebbe anche essere ovvio pensare che persone come Eluana non sono 'quasi morte', ma persone vive e profondamente disabili.
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