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26 Gennaio 2012 Da Avvenire (inserto È vita)
Aborto: l’Oms nella trappola dell’ideologia
di Assuntina Morresi

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È da leggere con attenzione l'ultimo studio sugli aborti del mondo, a cura dell' Oms (Organizzazione mondiale della sanità) e del Guttmacher Institute di New York. Non solo per la cifra, agghiacciante, degli aborti stimati nel 2008 nel mondo: 44 milioni, una enormità che non riusciamo, o che forse non vogliamo figurarci, perché una piena consapevolezza della strage in corso ce la renderebbe insopportabile.

Bisogna leggere quel rapporto per capire come è stato costruito, per comprendere le politiche del più autorevole organismo mondiale in campo sanitario, l'Oms, appunto.

Lo studio si basa su un'ipotesi fondamentale: l'aborto «insicuro», da intendersi «non condotto in condizioni di sicurezza», è fonte di mortalità materna, e va abbattuto. Il problema, quindi, in questa pubblicazione, non è ridurre il numero degli aborti in generale, ma non renderli rischiosi per la salute delle donne.

Ma come vengono definiti un aborto «sicuro» e uno «insicuro»?
Perché sia sicuro un aborto, non è sufficiente che sia legale. La definizione operativa dello studio dell'Oms classifica come insicuri quegli aborti che «sono eseguiti in Paesi con leggi sull'aborto altamente restrittive, e quelli che non soddisfano i requisiti legali nei Paesi con leggi meno restrittive». Mentre gli aborti sicuri, «soddisfano i requisiti legali nei Paesi con leggi liberali, o dove le leggi sono interpretate liberalmente in modo da poter abortire in sicurezza. Si definiscono Paesi con leggi liberali quelli dove l'aborto è legale su richiesta o per motivi socio-economici, con o senza limiti gestazionali; e quei Paesi le cui leggi consentono l'aborto per preservare la salute mentale o fisica della donna, se queste leggi sono interpretate liberalmente».

Quindi, in buona sostanza, secondo l'Oms un aborto sarebbe tanto meno sicuro tanto più restrittive sono le leggi che lo regolano; seguendo il ragionamento, il massimo della sicurezza nelle pratiche abortive si ha in assenza di limiti normativi. Con questi criteri, quasi la metà degli aborti stimati, nel mondo, avvengono in condizioni di non sicurezza, e la mortalità materna che ne consegue è calcolata nel 13% di quella totale.

Gli autori comunque precisano che leggi liberali non bastano a garantire la salute delle donne: il personale medico deve essere preparato adeguatamente a svolgere pratiche abortive, e dal canto loro le donne devono poter conoscere bene le leggi sull' argomento. Se questi sono i convincimenti di partenza di chi si occupa della salute delle donne nel mondo, c'è ben poco da aspettarsi. La filosofia di fondo è chiara: l'abrto «sicuro», obiettivo reale delle politiche sanitarie mondiali, è quello libero e facilmente accessibile. Questo è il faro delle politiche sanitarie mondiali a contrasto della mortalità materna a seguito di aborto.

Nessuna riflessione sulla condizione della donna nei Paesi asiatici, per esempio, dove i numeri assoluti dell'aborto sono i più elevati, spaventosi. Eppure anche solo il buon senso dovrebbe suggerire che laddove la vita di una donna non vale niente, tanto che le si uccidono preferenzialmente prima di nascere o appena nate, a nessuno potrà mai importare che una donna muoia: di parto, di aborto, o comunque sia. L’aborto sostanzialmente libero e facilmente accessibile ha forse aiutato a migliorare la condizione delle donne in Cina o in India, dove il femminicidio piuttosto sta assumendo sempre più le forme di calamità naturale?
E d'altra parte per l'Oms la prevenzione dell'aborto significa semplicemente evitare gravidanze indesiderate grazie a una diffusione massiccia di contraccezione. Ma anche in questo caso i numeri dicono il contrario: sempre secondo questo studio, è in Europa che la più alta percentuale di gravidanze finisce in aborto (il 30%, nel 2008, contro una media mondiale del 21%).

Quindi il nostro continente, quello dell'inverno demografico, dove non nascono più bambini, nel quale la contraccezione è mediamente molto diffusa, è pure quello con la maggior percentuale di gravidanze rifiutate.
La questione dell' aborto andrebbe ripensata e riletta tutta daccapo, alla luce dei risultati di trent'anni di attuazione delle leggi che se ne occupano. Con onestà intellettuale, e soprattutto, una volta tanto, veramente dalla parte delle donne.



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