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18 Aprile 2009
Brasile: bimba yanomami idrocefala, polemica eutanasia

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Madre la vuole a casa in giungla;giudice,c'é rischio sacrificio

(ANSA) - San Paolo, 18 APR - Ha un anno e mezzo, appartiene all'etnia yanomami ed é gravemente malata, perché idrocefala: é il commovente caso di una bambina indigena che da qualche giorno ha scatenato in Brasile un delicato dibattito su temi quali l'eutanasia, lo scontro tra culture diverse e persino il sacrificio umano.

La famiglia della piccola, raccontano oggi i media locali, vorrebbe infatti sospendere le cure e portarla a morire nel villaggio in piena giungla amazzonica dove vive insieme ai suoi.

La giustizia ha però posto un fermo divieto a tali intenzioni, perché in Brasile non sono legali né l'eutanasia, che probabilmente conseguirebbe alla sospensione delle cure, né tanto meno il sacrificio umano, pratica prevista dagli yanomami per i neonati disabili, come hanno ricordato alcuni antropologi.

Le celebrazioni che si sono d'altra parte tenute oggi in tutto il paese per ricordare il 'Giorno dell'indio' sono state marcate proprio dalla forte polemica che divide l'opinione pubblica, e che vede coinvolte in particolare le istituzioni indigene che difendono la volontà dei genitori ed i costumi della comunità yanomami.

Ma sono tantissimi i brasiliani che si sono detti dalla parte della giustizia che, applicando la legge vigente, ha proibito a chiunque di tentare di prelevare la bambina dall'ospedale di Manaus in cui é ricoverata.

La Fondazione Nazionale dell'Indio (Funai), ente governativo delegato a curare le questioni indigene, ha sottolineato che per gli yanomami 'generare un figlio difettoso, quindi inutile per i villaggi che necessitano di persone sane, é un grave peccato, poiché non potrà compiere il suo destino ancestrale'. 'Il desiderio dei genitori é quello di portare la figlia al villaggio', ha precisato il presidente della Fondazione, Edgar Fernandes, aggiungendo che 'i popoli indigeni non credono nella medicina occidentale ed hanno diritto a seguire il proprio culto'.

D'altra parte, Gloria Chixaro, direttrice dell'ospedale, ha dichiarato che sospendere le cure, in particolare il drenaggio di liquido dalla testa della bambina, potrebbe causarne la morte. A queste parole si sono aggiunte quelle di Fabio Menezes, procuratore per i minori, per il quale 'far uscire la bambina dall'ospedale sarebbe una condanna a morte, perché nella cultura degli yanomami chi soffre di handicap deve essere sacrificato'. Sacrifici, ricordano altri esperti, che nella cultura indigena del Brasile viene applicato in 20 delle oltre 200 comunità presenti.

La giudice del tribunale dei minori Carla Reis ha d'altra parte proibito a chiunque di prelevare la bambina dall'ospedale, predisponendo misure di sicurezza straordinarie per evitare un possibile tentavo di prelevarla con la forza: 'Decisioni che ho preso, ha precisato, senza considerare se la bambina é indigena o meno, ma considerandola solo una bambina'.

La procura di Manaus ha intanto convocato una delegazione di antropologi esperti della cultura yanomami per trovare una via di uscita, che potrebbe essere quella di trasferire la piccola nell'ospedale più vicino al suo villaggio, visto che Manaus dista da questo più di 630 chilometri. (ANSA).




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