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Elementi da 1 a 25 su un totale di 81
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| 15 Maggio 2012 |
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> Famiglia, su unioni di fatto Fornero cerca facili consensi
COMUNICATO STAMPA
Mi dispiacerebbe pensare che il Ministro Fornero che non ha mai cercato facili consensi sulle riforme per il lavoro, ne cerchi invece sul fronte della famiglia e del riconoscimento pubblico delle unioni di fatto. Se il Ministro leggesse i dati, scoprirebbe che la situazione italiana è profondamente diversa da quella di gran parte del resto d’Europa: la famiglia tradizionale è ancora la regola, i figli nascono all’interno del matrimonio avendo quasi sempre un padre e una madre, resiste una rete parentale di sostegno e di affetti e tutto questo ha costituito, come il Ministro certamente sa, l’ammortizzatore sociale fondamentale che ha permesso a questo paese di resistere nella bufera della crisi economica. Altrove spesso ci sono ormai altissime percentuali di madri single e questo produce povertà femminile e infantile e volatilità del ruolo paterno, i divorzi sono in qualche caso addirittura più dei matrimoni e le relazioni familiari sono instabili e poco durevoli. Non chiedo a Elsa Fornero di condividere delle idee o dei principi, le chiedo però di tenere nel dovuto conto il dettato costituzionale che riconosce la famiglia come società naturale fondata sul matrimonio e le chiedo, come Ministro del Welfare, di considerare le ricadute sul piano dello stato sociale di provvedimenti che rendono la famiglia più fragile e precaria, smagliando le reti di sostegno e di solidarietà così tipiche del nostro paese.
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| 6 Maggio 2012 |
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> Divorzio breve, Interrogarsi su società che vogliamo
COMUNICATO STAMPA
Il richiamo del Cardinal Bagnasco al divorzio breve arriva alla vigilia della discussione in Aula sulla proposta di legge. Si tratta di una questione importante e complessa, non riducibile alla sola problematica dei tempi di scioglimento del matrimonio. E’ necessario interrogarsi sul tipo di società e di futuro che vogliamo, capire se intendiamo promuovere una cultura di stabilità degli affetti o al contrario, accanto alla precarietà del lavoro, vogliamo favorire anche un'idea di precarietà dei legami e quindi un'idea di famiglia instabile e fragile. La questione, inoltre, ha anche importanti ricadute economiche. In questo grave momento di crisi la famiglia ha rappresentato un eccezionale ammortizzatore sociale nel nostro paese; favorirne la disgregazione significa indebolire un collante sociale, e appesantire ancora di più il nostro sistema di welfare che ha già problemi di sostenibilità.
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| 4 Maggio 2012 |
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> Fecondazione, embrione non è grumo di cellule
COMUNICATO STAMPA
Sull’incidente al San Filippo Neri tutta l’area laicista è in grave difficoltà, perché è veramente difficile riconoscere da una parte il dolore delle coppie per gli embrioni morti e la consistenza del danno subito, e dall’altra continuare a sostenere che l’embrione è un grumo di cellule senza particolare significato. In questa difficoltà l’Associazione Luca Coscioni si contorce su se stessa fino alla più totale illogicità. L’associazione rigetta come assurdo il mio accostamento all’aborto procurato (peraltro proposto in primis da una delle donne coinvolte che ha detto “mi sento come se avessi abortito”), con la motivazione che non c’è l’impianto in utero né certezza che “la fecondazione vada a buon fine”. Ma nessuna fecondazione, né naturale né artificiale, offre la certezza di arrivare “a buon fine”, e anzi, sono proprio gli stessi paladini della deregulation della fecondazione in vitro, come i radicali, a spiegare che l’elevatissima mortalità degli embrioni durante i trattamenti è la stessa degli aborti spontanei nelle gravidanze naturali. Con questa assurda logica, il reato di procurato aborto non dovrebbe esistere, perché andrebbe correlato alle probabilità di successo della gravidanza: perché sanzionare un aborto effettuato se
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| 1 Aprile 2012 |
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> Sanità, su embrioni siamo a fiera ipocrisia
COMUNICATO STAMPA
Sono in tanti oggi, dopo la distruzione dei 94 embrioni al San Filippo Neri, a chiedere l’applicazione delle normative europee per la sicurezza, la trasparenza e la qualità. Ma spesso sono gli stessi che per mesi, e fino a pochi giorni fa, hanno osteggiato il lavoro del Ministero della Salute, iniziato da me e dal Ministro Sacconi nel giugno del 2009, con l’istituzione dell’ ”Osservatorio sull'applicazione del decreto legislativo n. 191/2007 alla procreazione medicalmente assistita”, e continuato con il recepimento di altre direttive europee nel decreto 16/2010.
Gli stessi che mi hanno accusato di un colpo di mano quando il risultato di questo lavoro è stato incluso nelle linee guida della legge 40 inviate al Consiglio Superiore di Sanità lo scorso novembre, poco prima delle dimissioni del presidente Berlusconi, con la motivazione che non c’erano motivi di urgenza.
Parlo per esempio dell’Associazione Luca Coscioni, che mi ha attribuito la volontà di volere “schedare le coppie”, e di privare il Registro della Procreazione Assistita di competenze che invece non ha mai avuto (e oggi drammaticamente lo si può constatare).
Oppure del Presidente della Sefis (Società di Fertilità e Sterilità), Emanuele Levi Setti, che in Commissione Affari Sociali solo la settimana scorsa dichiarava che per l’applicazione delle norme europee era sufficiente l’attività del Registro della Procreazione Assistita, a cui finora erano stati comunicati gli eventi avversi, e che quindi il lavoro del Centro Nazionale Trapianti era inutile.
Gli embrioni crioconservati per cui adesso alcuni parlano di strage e per cui c’è chi chiede il lutto nazionale, sono gli stessi che fino a ieri erano semplici cellule da manipolare e selezionare, e che, una volta “abbandonati”, si vorrebbero destinare alla distruzione nei laboratori.
Embrioni che, oltretutto, non dovevano essere crioconservati, perchè la legge 40 lo vieta, e dice che la loro creazione deve essere in numero “strettamente necessario” alla procreazione, anche dopo le modifiche apportate dalla Corte Costituzionale.
Siamo alla fiera dell’ipocrisia, insomma, il modo migliore per coprire le proprie responsabilità e non riconoscere la saggezza e la lungimiranza del lavoro svolto dal governo Berlusconi.
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| 31 Marzo 2012 |
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> Sanità: S.Filippo Neri, monitoraggio qualità centri Pma eviterà casi simili
Il grave incidente al Centro di Procreazione Assistita dell'Ospedale San Filippo Neri a Roma rende evidente la necessità della corretta applicazione e della verifica continua dei criteri di qualità, trasparenza e sicurezza indicati dalle normative europee su cellule e tessuti. Con l'accordo in materia della Conferenza Stato Regioni, lo scorso 15 marzo, il Ministro Balduzzi ha completato il lavoro di recepimento di queste normative nell'ambito della procreazione assistita, iniziato nel 2009 da me e dal Ministro Sacconi. Il sistema di monitoraggio della qualità dei centri di Procreazione Assistita che abbiamo costruito aiuterà ad evitare simili incidenti in futuro, particolarmente gravi perché coinvolgono cellule con caratteristiche diverse da tutte le altre, cioè embrioni che possono essere trasferiti in utero e diventare bambini.
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| 15 Novembre 2011 |
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> Procreazione assistita, precisazione del Sottosegretario Roccella
Ministero della Salute
UFFICIO STAMPA Comunicato n. 218
“Visto il ‘polverone strumentale’ che è stato sollevato nelle ultime ore a sulle linee guida sulla legge 40, vorrei precisare quanto segue.
1. Non c’è stato alcun golpe per la predisposizione delle linee guida della legge 40. Semplicemente, come prevede la legge, è stata inoltrata al Consiglio Superiore di Sanità la richiesta di un parere su un testo sul quale abbiamo lavorato, in assoluta trasparenza, da almeno due anni. La parte più innovativa, e cioè l’applicazione alla PMA delle direttive europee 23/2004 e collegate, è stata messa a punto da un osservatorio a cui partecipavano Ministero, Regioni, Istituto Superiore di Sanità, Società Scientifiche ed operatori del settore, ed è stata successivamente condivisa con le regioni, che le hanno approvate all’unanimità sempre, a tutti i livelli. La richiesta al CSS è stata fatta nel pieno delle funzioni dell’attuale governo, al contrario di quanto avvenne per il decreto con cui il Ministro Livia Turco licenziò il le linee guida nel 2008, che portano la data dell’ 11.4.2008, firmato addirittura a camere sciolte.
2. Le linee guida come si sa possono fornire solo indicazioni per l’applicazione della legge; non possono quindi vietare né consentire più di quanto sia già previsto dalla legge vigente. La legge 40 prevede, all’art. 4, afferma che l’accesso alla PMA è “circoscritto ai casi di sterilità o di infertilità”: le coppie portatrici di malattie genetiche possono ricorrere alla PMA solo nel caso siano infertili. Per quanto riguarda la diagnosi preimpianto, la legge prevede, per la parte sulle misure a tutela dell’embrione (art. 13), in particolare: “La ricerca clinica e sperimentale su ciascun embrione umano è consentita a condizione che si perseguano finalità esclusivamente terapeutiche e diagnostiche ad essa collegate volte alla tutela della salute e allo sviluppo dell'embrione stesso, e qualora non siano disponibili metodologie alternative”, e vieta “ogni forma di selezione a scopo eugenetico degli embrioni”. Nelle linee guida abbiamo riportato esclusivamente alcuni passaggi del testo di legge. Del resto, la possibilità di eseguire la cosiddetta diagnosi osservazionale, prevista dalle linee guida firmate dal Ministro Sirchia, è stata cancellata dal Ministro Turco in seguito a una sentenza in cui si stabiliva l’impossibilità di utilizzare le linee guida per modificare il testo di legge.
3. Non si può quindi cambiare la legge attraverso le linee guida, ma solo con un referendum abrogativo (che ha dato risultato opposto), oppure con un intervento del Parlamento o della Corte Costituzionale. Dopo l’approvazione della 40, l’unico intervento della Corte che ha modificato il testo riguardava l’abolizione del limite massimo di tre embrioni per un unico e contemporaneo impianto, e una notazione sulla tutela della salute delle donne, entrambe recepite dal testo delle nuove linee guida. Sul resto della legge 40, la Consulta finora non ha modificato niente. Sentenze di tribunali civili o amministrativi valgono solamente per i singoli casi esaminati e, notoriamente, non possono cambiare un testo di legge.
4. Per quanto la volontà di schedare i pazienti, si tratta di un’accusa insensata, ingiustificata ed irresponsabile, che dimostra tutta la sua strumentalità. Abbiamo applicato, con la condivisione delle regioni, direttive europee su qualità, sicurezza e tracciabilità di cellule e tessuti, nell’ambito della PMA. Come dovrebbe essere ben noto, e non solo agli addetti ai lavori, ogni atto medico è tracciabile, ed ogni tipo di cessione di materiale biologico ad uso clinico deve essere tracciabile, per ovvi motivi di sicurezza sanitaria: dalla donazione degli organi, a quella del sangue, a quella delle cornee, e via di seguito. Abbiamo applicato gli stessi criteri di sicurezza anche alla PMA, uniformandoci alla normativa europea.
Rispedisco quindi al mittente le volgari accuse di sfacciataggine e arroganza (evidentemente rivoltemi per aver applicato la legge), ed aggiungo quelle di disinformazione e malafede”.
http://www.salastampa.salute.gov.it/attualita/paDettaglioComunicati.jsp?id=3427
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| 3 Novembre 2011 |
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> Sentenza della Corte Europea dei diritti dell’Uomo di Strasburgo sulla fecondazione in vitro: dichiarazione del Sottosegretario Roccella
Ministero della Salute
UFFICIO STAMPA Comunicato n. 211
“La sentenza con cui la Corte Europea per i diritti dell’Uomo ha riconosciuto la legittimità del divieto di eterologa della legge austriaca, è l’ennesima conferma della saggezza e lungimiranza della nostra legge 40. Il governo italiano insieme a quello tedesco ha voluto affiancare l’Austria nel ricorso, per ribadire l’autonomia dei singoli stati europei in ambiti tanto delicati, sia dal punto di vista etico che da quello medico e sociale. La fecondazione eterologa, infatti, ha aperto, nei paesi in cui è stata ammessa, molte e gravi questioni: da quelle sul piano dei rapporti genitoriali e di parentela (pensiamo ai “donatori multipli”), a quelle della legittima ricerca delle proprie origini da parte dei nati con questa tecnica; dallo sfruttamento di giovani donne bisognose, indotte a vendere i propri ovociti con gravi rischi per la salute, a problemi sanitari legati alla tracciabilità del materiale biologico. Apprezziamo il rispetto della Corte per i diversi orientamenti giuridici e culturali dei paesi europei, e auspichiamo che il dibattito sulla procreazione assistita si svolga sul terreno della concretezza e non su quello, in Italia troppo spesso utilizzato, delle campagne ideologiche e delle forzature giuridiche.”
http://www.salastampa.salute.gov.it/attualita/paDettaglioComunicati.jsp?id=3420
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| 19 Ottobre 2011 |
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> Embrioni crioconservati: dichiarazione del Sottosegretario alla Salute Eugenia Roccella
Ministero della Salute
UFFICIO STAMPA Comunicato n. 200
Il Prof. Umberto Veronesi chiede che vengano messi a disposizione dei laboratori di ricerca gli embrioni cosiddetti “sovrannumerari”, cioè quelli che non sono più richiesti dalle coppie che li hanno generati, e che giacciono abbandonati nei centri di fecondazione assistita. Ma è proprio l’esistenza di quei milioni di embrioni indicati dal Prof. Veronesi, abbandonati nelle cliniche di tutto il mondo, anche nei paesi dove potrebbero essere destinati alla ricerca, a dimostrare che la ricerca non li chiede affatto. A centinaia di migliaia sono crioconservati ad esempio negli Stati Uniti, dove sono state prodotte le prime linee di cellule staminali embrionali, e dove non esiste alcun divieto a questo tipo di studi, finanziati da fondi privati e statali. In altri paesi europei, come ad esempio Gran Bretagna e Danimarca, gli embrioni non più richiesti dalle coppie vengono distrutti dopo un certo numero di anni, senza alcuna protesta da parte dei ricercatori, che evidentemente non ne rivendicano l’uso. Gli scienziati eventualmente ne vorrebbero di “freschi”, cioè creati appositamente per essere distrutti in laboratorio. Che gli embrioni abbandonati nel nostro paese vengano destinati ai laboratori di ricerca è sempre stata solo una richiesta strumentale, l’ennesimo tentativo di ridurre a puro materiale biologico una vita umana nel suo stadio iniziale.
http://www.salastampa.salute.gov.it/attualita/paDettaglioComunicati.jsp?id=3409
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| 16 Giugno 2011 |
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> Pillola dei cinque giorni dopo: dichiarazione Sottosegretario Roccella
Ministero della Salute
UFFICIO STAMPA Comunicato n. 144
In merito alla pillola EllaOne, la cosiddetta “pillola dei cinque giorni dopo”, vorrei chiarire quale è il percorso della sua autorizzazione al commercio in Italia, perché si tratta di una procedura complessa. A differenza della pillola abortiva Ru486, nella quale si seguiva una procedura di mutuo riconoscimento fra Francia e Italia, in questo caso l’autorizzazione è centralizzata: la ditta produttrice di EllaOne ha chiesto autorizzazione all’ente regolatorio europeo, l’EMA, per l’immissione in commercio in tutti i paesi dell’Unione Europea. In base al parere scientifico formulato dall’EMA, la Commissione Europea ha adottato la decisione di autorizzazione all’immissione in commercio, vincolante per tutti gli stati membri. Le agenzie nazionali di regolazione, come la nostra Aifa, hanno un minimo margine di azione, che riguarda le modalità di accesso al farmaco. La pillola “EllaOne” è stata rubricata come farmaco “contraccettivo di emergenza” dalle autorità europee. Su questa catalogazione non può intervenire né l’AIFA né tantomeno il Ministero della Salute: per stabilire ufficialmente che la pillola sia abortiva o meno, è necessario che si pronuncino le autorità europee. Il parere chiesto dall’AIFA al Consiglio Superiore di Sanità non riguarda quindi il meccanismo di azione di EllaOne, ma una valutazione sulla sua compatibilità con la legge 194. Il Consiglio Superiore di Sanità ha formulato quindi una valutazione di merito (e non ha dato un’autorizzazione) di cui l’Aifa sicuramente terrà conto nello stabilire le modalità di accesso al prodotto. Il governo, quindi, non ha possibilità di intervenire in questo iter, che ha il suo punto nodale nelle autorità europee. Diverso era il caso della “pillola del giorno dopo” che è nelle farmacie italiane dal 2000, quando l’AIFA ancora non era stata istituita, e la cui autorizzazione è dovuta al Ministero della Salute allora guidato dal Ministro Veronesi.
http://www.salastampa.salute.gov.it/attualita/paDettaglioComunicati.jsp?id=3338
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| 12 Maggio 2011 |
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> Ru486: dichiarazione Sottosegretario Roccella
Ministero della Salute
UFFICIO STAMPA Comunicato n. 115
“Una ragazza portoghese di sedici anni è morta dopo un aborto con la Ru486, per shock settico da Clostridium Sordellii, infezione finora diagnostica nei decessi da aborto medico solamente negli Stati Uniti. Ne hanno dato notizia studiosi portoghesi durante il 21° European Congress of Clinical Microbiology and Infectious Diseases (ECCMID) che si è tenuto nei giorni scorsi a Milano. E’ il primo caso europeo nel quale è stata accertata la presenza della rara ma letale infezione da Clostridium Sordellii. Le morti per aborto con Ru486 e prostaglandine salgono così a venti, a cui se ne sommano altre 12 per persone che avevano preso la Ru486 per “uso compassionevole”, cioè al di fuori di protocolli stabiliti: in tutto 32 morti accertate dopo l’assunzione di Ru486. Vanno anche ricordate altre due donne morte per aborto farmacologico solo con prostaglandine, cioè solo con il secondo farmaco associato alla pillola abortiva. Un recente studio australiano, pochi giorni fa, ha segnalato che le complicazioni dopo l’aborto medico sono molto più frequenti di quelle a seguito di aborto chirurgico, in base ai risultati di 7000 aborti effettuati con la Ru486 nel sud dell’Australia, confermando i dati già noti della letteratura scientifica. Raccomandiamo ancora una volta agli operatori del settore di seguire le linee guida ministeriali sull’aborto farmacologico, che prevedono che l’intera procedura venga eseguita in regime di ricovero ordinario, per salvaguardare al meglio la salute delle donne. Il Ministero della Salute segnalerà il caso portoghese di morte a seguito di aborto farmacologico all’EMA, l’agenzia di farmacovigilanza europea, chiedendo un supplemento di indagine e un aggiornamento sulle segnalazioni di decessi e complicanze. Nelle prossime settimane saranno resi noti i dati sugli aborti effettuati con la Ru486 nel nostro paese nel suo primo anno di commercializzazione.”
http://www.salastampa.salute.gov.it/attualita/paDettaglioComunicati.jsp?id=3305
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| 3 Marzo 2011 |
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> Dichiarazione del Sottosegretario Roccella
Ministero della Salute
UFFICIO STAMPA Comunicato n. 51
“L’associazione “Per Eluana” che oggi protesta contro il prof. Zangrillo, reo di aver paragonato la morte di Eluana alla soppressione di un “cavallo azzoppato”, non ha mai finora protestato conto l’uso e l’abuso di terminologie scientificamente improprie e umanamente offensive in questo campo. Pensiamo per esempio al prof. Veronesi, che ha sempre definito lo stato vegetativo “permanente”, quando ormai da molti anni la comunità scientifica ha stabilito che tale definizione è obsoleta e inadeguata; oppure al dott. De Monte, che ha affermato: “Eluana è morta 17 anni fa”, equiparando stato vegetativo e morte cerebrale. Per non parlare di una nota rivista che ha definito, insultandole, “spugne assorbenti e evacuanti” le persone in stato vegetativo ferendo la sensibilità dei loro familiari. Al contrario dei casi citati, in cui la confusione terminologica davvero appare introdotta per disinformare il lettore e manipolarne il giudizio, nel caso del prof. Zangrillo si tratta con ogni evidenza di una metafora, come lo è quella di “purosangue della libertà” così spesso usata per Eluana. Nessun lettore può davvero confondere il piano metaforico con quello medico-scientifico.”
http://www.salastampa.salute.gov.it/attualita/paDettaglioComunicati.jsp?id=3231
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| 1 Marzo 2011 |
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> L’onorevole Livia Turco protesta per alcune correzioni : dichiarazione del Sottosegretario Roccella
Ministero della Salute
UFFICIO STAMPA Comunicato n. 48
“L’onorevole Livia Turco protesta per alcune correzioni del tutto marginali chieste e ottenute dalla Commissione Bilancio sul ddl Calabrò e accusa il centrodestra di non prevedere finanziamenti a favore degli stati vegetativi. Ma questa legge non è fatta per “finanziare progetti”, cosa a cui il Governo ha già pensato con circa 140 milioni di euro stanziati negli ultimi due anni attraverso i fondi vincolati per gli obiettivi di piano. Il Ministero, insieme alle Regioni, ha anche già predisposto Linee Guida che individuano un percorso assistenziale e riabilitativo appropriato per le persone in stato vegetativo, basato sui risultati della Commissione di esperti da me presieduta, e sul Libro Bianco redatto dalle associazioni dei familiari dei pazienti. Questa legge serve ad altro: a stabilire finalmente il principio del consenso informato, assicurando ai pazienti la libertà di scegliere le terapie, ma garantendo la sicurezza delle cure e senza aprire spiragli all’eutanasia. E’ una legge ragionevole che corrisponde ai comportamenti concreti e al sentire diffuso delle famiglie italiane sul tema del fine vita.”
http://www.salastampa.salute.gov.it/attualita/paDettaglioComunicati.jsp?id=3226
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| 26 Febbraio 2011 |
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> Biobanche: dichiarazione Sottosegretario Roccella
Ministero della Salute
UFFICIO STAMPA Comunicato n. 43
Ci confortano moltissimo le parole del Pontefice sui rischi connessi alla diffusione delle biobanche private per la conservazione del sangue cordonale ad esclusivo uso autologo. All’inizio del nostro mandato, abbiamo subito modificato la precedente normativa, introdotta da Prodi, che autorizzava la conservazione autologa del sangue cordonale e la creazione di biobanche private, inserendo questo tema, come punto qualificante, nell’agenda bioetica del governo. Come giustamente ricorda Benedetto XVI, si tratta infatti di una pratica senza basi scientifiche, ma che può incidere negativamente sulla tradizionale politica solidaristica italiana in materia di sangue ed organi , con possibile danno per i pazienti. Il nostro servizio sanitario nazionale, infatti, si fonda sulla gratuità e l’universalità del diritto alla salute: introducendo la possibilità di margini di profitto sulla conservazione di parti del corpo umano, si mette in pericolo quest’essenziale caratteristica della nostra organizzazione sanitaria.
http://www.salastampa.salute.gov.it/attualita/paDettaglioComunicati.jsp?id=3221
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| 15 Febbraio 2011 |
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> PMA: dichiarazione Sottosegretario Roccella
Ministero della Salute
UFFICIO STAMPA Comunicato n. 32
“Sono d’accordo con l’on. Palagiano: le coppie che accedono alla fecondazione assistita hanno diritto a una piena trasparenza dei dati, e alla possibilità di confrontare le buone e le cattive pratiche, i buoni e i cattivi risultati dei diversi centri. Stiamo da tempo lavorando a tutto questo, e già nella prossima relazione al Parlamento ci saranno significative novità. La trasparenza, naturalmente, non può in nessun modo violare le norme della privacy e il diritto all'anonimato e alla riservatezza delle coppie, e ricordiamo ancora una volta che le modalità adottate saranno sostanzialmente le stesse che già adesso proteggono la privacy in tema di trapianti di cellule e tessuti.”
http://www.salastampa.salute.gov.it/attualita/paDettaglioComunicati.jsp?id=3203
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| 14 Febbraio 2011 |
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> PMA: dichiarazione Sottosegretario Roccella
Ministero della Salute
UFFICIO STAMPA Comunicato n. 31
Sorprende profondamente l’allarme e il polverone che alcuni stanno tentando di sollevare attorno al decreto Milleproroghe, per la parte riguardante il flusso dei dati sulla Procreazione Medicalmente Assistita. Si tratta sostanzialmente dell’attuazione del decreto legislativo 191/2007, che il senatore Marino non può non conoscere, considerato che è stato approvato in Commissione Sanità quando lui la presiedeva, e firmato dal Ministro Livia Turco nel novembre 2007. Per quanto riguarda l’avv. Gallo, che forse non ha letto né le tre direttive europee sulla materia né i decreti di recepimento, la invitiamo a documentarsi in maniera dettagliata prima di parlare. Il decreto 191 e il successivo collegato recepiscono direttive europee che stabiliscono criteri di qualità, trasparenza e sicurezza per cellule e tessuti, e che si applicano ovviamente anche ai centri di Procreazione Medicalmente Assistita. Sono norme stabilite a livello europeo a garanzia dei pazienti, che prevedono la tracciabilità del materiale biologico conservato in tutte le biobanche europee ad uso clinico, compresi i centri Pma, e che quindi non riguardano né i trattamenti iniziali a cui sono sottoposte le coppie infertili, né le eventuali gravidanze e tanto meno i bambini nati, ma è limitata alle cellule riproduttive. Le modalità con cui questi dati saranno raccolti e gestiti, in forma disaggregata, sono le stesse già attualmente seguite dalle biobanche che conservano le cornee o dalle banche dell’osso, tanto per fare qualche esempio, e quindi nel pieno rispetto di tutte le disposizioni del Garante della Privacy. Il Registro della Procreazione Medicalmente Assistita continuerà a mantenere inalterate tutte le sue competenze, come previsto dalla legge 40, e a raccogliere e gestire i dati in forma aggregata. L’emendamento al decreto Milleproroghe risponde alle esigenze manifestate dagli stessi Centri Pma, e cioè di evitare di trasmettere due volte gli stessi dati, in modalità diverse, ad istituzioni differenti. Si tratta cioè di una semplificazione burocratica del flusso dati dai centri PMA alle diverse autorità competenti: Istituto Superiore di Sanità e Centro Nazionale Trapianti. Suscitare allarmi privi di qualunque fondamento su un tema così delicato non è nell’interesse delle coppie e non le aiuta ad orientarsi, e parlare di violazione della privacy nell’applicazione di normative valide a livello internazionale è del tutto fantasioso. Ma le contestazioni fatte sono talmente pretestuose che sorge un altro sospetto: che non si vogliano applicare le norme a garanzia e a tutela delle coppie per favorire gli interessi economici di alcuni a discapito della trasparenza.
http://www.salastampa.salute.gov.it/attualita/paDettaglioComunicati.jsp?id=3202
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| 3 Gennaio 2011 |
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> Linee guida della Lombardia sulla legge 194: Roccella, urgente regolazione nazionale
Ministero della Salute
UFFICIO STAMPA Comunicato n. 001
Il limite di ventidue settimane indicato dalla regione Lombardia per l'aborto, è un criterio largamente condiviso dalla comunità scientifica e applicato dagli operatori sanitari, al di là delle divisioni ideologiche. Il limite rispetta lo spirito e la lettera della legge 194, che stabilisce il divieto di interruzione di gravidanza nel caso di "possibilità di vita autonoma del feto". E' evidente che i progressi clinici e scientifici hanno spostato, e probabilmente continueranno a spostare, il confine temporale della possibilità per il nascituro di sopravvivere al di fuori dell'utero materno. Le linee guida della Lombardia quindi non violavano, anzi, applicavano, la nostra normativa, evitando esiti drammatici di bambini sopravvissuti all'aborto e magari non soccorsi. Di fronte, però, alla sentenza del Tar, diventa urgente porre il problema di una regolazione a livello nazionale, ed è questo che il Ministero della Salute farà, proponendo subito alle regioni un accordo vincolante su questo specifico punto.
http://www.salastampa.salute.gov.it/imgs/C_17_comunicati_3160_testo.rtf
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| 28 Dicembre 2010 |
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> Fine vita: dichiarazione Sottosegretario Roccella
Ministero della Salute
UFFICIO STAMPA Comunicato n. 417
“Agli amici di Futuro e Libertà che rivendicano un'interpretazione dell'identità nazionale ancorata ai valori cattolici, rispondiamo che il primo banco di prova sarà la legge sul fine vita, a partire dalla sua calendarizzazione in aula. E lì che si misurerà la capacità di tutte le forze politiche di affrontare i nuovi rischi per l'integrità e la dignità dell'umano con un approccio non ideologico e improntato a una laicità adulta. Senza chiarezza sui temi della vita non è possibile costruire nessuna forma di vera solidarietà, né è possibile rendere concreto e attuale il richiamo alle radici cristiane del nostro paese e dell'Europa”.
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| 17 Dicembre 2010 |
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> Spot a favore dell’eutanasia: dichiarazione Sottosegretario Roccella
Ministero della Salute
UFFICIO STAMPA Comunicato n. 410
“Lo spot dei radicali a favore dell’eutanasia, trasmesso su una rete del servizio pubblico nello spazio dedicato alle associazioni, dimostra ancora una volta con chiarezza che è in corso una campagna politica, prima che ideologica, per introdurre l’eutanasia nel nostro Paese. La stessa campagna a cui abbiamo assistito nel corso della trasmissione su Rai 3 di Fazio e Saviano, “Vieni via con me”, durante la quale lo spazio sulla televisione pubblica è stato concesso soltanto alla propaganda pro-eutanasia mentre la possibilità di avere voce è stata negata a chi si occupa quotidianamente dei più fragili.”
http://www.salastampa.salute.gov.it/imgs/C_17_comunicati_3152_testo.rtf
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| 16 Dicembre 2010 |
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> Sottosegretario alla Salute Eugenia Roccella al Convegno “Nato di donna”. Il corpo e la maternità
Ministero della Salute
UFFICIO STAMPA Comunicato stampa n. 407
Roccella: “Il legame profondo fra la maternità e il corpo fa sì che il rapporto madre-figlio sia forse l’unico davvero indissolubile della società contemporanea”
Il Sottosegretario alla Salute On. Eugenia Roccella è intervenuta oggi al convegno “Nato di donna” - Il corpo e la maternità”, che si è tenuto a Roma presso l’Ospedale San Giovanni Calibita Fatebenefratelli, all’Isola Tiberina.
Di seguito una sintesi del suo intervento.
“Nel mondo occidentale, strabordante di immagini femminili, manca quella a cui eravamo più abituati, la coppia per eccellenza dell’iconografia sacra, la madre con il bimbo in braccio. L’immagine materna sembra sparita, come cedendo a un misterioso imbarazzo collettivo; o meglio, circola ancora, ma in versione smorzata, senza segni troppo evidenti e visibili. Si può certamente essere madri, nell’approvazione generale, ma non è bello farsi riconoscere; il corpo deve adeguarsi a modelli androgini o iperfemminili, ma in entrambi i casi senza indizi di maternità. Il seno è ormai completamente sganciato dalla sua funzione primaria, l’allattamento; mostrarlo nudo è normale, ma mostrare un bimbo attaccato al seno infrange un silenzioso tabù. Le poche immagini di madri che allattano sono foto di donne che appartengono a etnie lontane, a paesi e costumi esotici; oppure, in qualche specifica pubblicità, sono decarnalizzate, bionde e composte. Immagini traditrici, perché l’amore materno è per sua natura scomposto: stringere al seno un bimbo è per entrambi un momento di assoluto abbandono. Ognuno di noi chiude nella memoria un tesoro di sensazioni amorose perdute, di quando, bambini, ci lasciavamo andare a quella protezione beata e totale che è l’abbraccio della mamma. Oscurata nei suoi significati simbolici, mortificata nella valenza sociale, la maternità viene però affermata come diritto. Separata, in quanto diritto (che si può esercitare nei modi e nei tempi voluti), da quel senso di fatalità e casualità insito nell’amore materno, nell’idea di un’accoglienza a prescindere.
La nuova libertà proposta alle donne è modellata sul corpo degli uomini, che sono “liberi” dalla capacità di generare. Ogni libertà rischia di essere declinata solo in negativo: siamo libere di non avere figli, libere di manipolare il corpo quanto più è possibile, per comprimere e controllare la fecondità, vista come il più temibile rivelatore di differenza. Libere di negare la nostra identità di donne, rinunciando a cambiare il mondo intorno a noi: è meno faticoso cambiare noi stesse, intervenendo, come da tante parti ci viene suggerito, sulle modalità del concepimento e della nascita. La nuova ingiustizia si annida nel tentativo di annacquare la differenza femminile, radicata nel corpo e nel materno, per farne un elemento puramente decorativo, utile solo a fini di seduzione. La femminilità oggi va mantenuta entro confini rigorosamente estetici, perché il suo cuore identitario, la maternità, porta con sé qualcosa di scandaloso, l’oscuro potere di innescare il contatto tra la vita e la morte. La tecnoscienza punta a portare la fertilità sotto un totale controllo medico, riducendo il corpo e la sua naturale anarchia in spazi sempre più angusti e residuali. Si tende ad artificializzare e medicalizzare la nascita fino a trasferirla in laboratorio, un luogo che per alcuni è molto più rassicurante, asettico e monitorabile di un qualunque utero di donna.
Stiamo silenziosamente approdando verso un mondo in cui il corpo si può pesantemente manipolare. La maternità continua ad essere un elemento di intollerabile anarchia, un potere che va strappato all’inaffidabilità femminile. Meglio programmarlo, controllarlo o negarlo. Il governo della fecondità, che credevamo nelle nostre mani, tende a sfuggirci, a trasformarsi in controllo sul corpo femminile, e in nuove forme di esproprio.
Nonostante sia privato di ogni elemento socialmente gratificante, di ogni riconoscimento, l’amore materno, scomparso dal discorso pubblico, dalle immagini e dalle narrazioni, resiste. Resiste, perché legato a insopprimibili bisogni, a motivazioni inconsce, a un’immaginazione femminile segreta. Il legame della maternità con il corpo e le sue proiezioni profonde fa sì che il rapporto madre-figlio sia forse l’unico davvero indissolubile della società contemporanea, l’ultima incarnazione dell’amore eterno e gratuito, che spetta a tutti almeno una volta nella vita, anche se siamo fragili, imperfetti, persino cattivi. La cultura femminile dell’amore materno, dell’accoglienza, ha sempre avuto cura dell’imperfezione, del difetto, della mancanza, coltivando pratiche di relazione rispettose dell’altro. Il detto napoletano “Ogni scarrafone è bello a mamma soia” sancisce una filosofia amorevole dell’accettazione che non esclude l’intenzione di educare e migliorare. Dietro la ripetitività paziente dei gesti di cura c’è una forza utopica inesplorata che ha mandato avanti, e conservato, il mondo, che cerca di creare le condizioni perché la felicità e il benessere possano svilupparsi, adattandosi ai concreti bisogni delle persone reali, così come sono casualmente venute al mondo”.
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| 25 Novembre 2010 |
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> “Vieni via con me” – Roccella: gli autori ammettono di non voler dar voce ai disabili gravi
Ministero della Salute
UFFICIO STAMPA Comunicato 380
La conferma che Fazio, Saviano, Ruffini e gli autori di “Vieni Via con me” concepiscono la trasmissione come politica sta nel fatto che considerano lo spazio che abbiamo chiesto come una questione di par condicio (parlano infatti di “diritto di replica” e di “contraddittorio”). Per lo stesso motivo hanno concesso al ministro Maroni la possibilità di una replica politica. Noi chiediamo invece che abbiano voce le persone affette da disabilità gravi, le persone che fanno parte del loro Pubblico e credono che la loro vita abbia piena dignità ma non hanno possibilità di dirlo. Non chiediamo nessuna replica e non intendiamo interferire con la loro “autorialità”. Abbiamo posto agli autori una domanda: ritengono che i disabili gravi possano avere nella loro trasmissione spazio e voce? Ritengono che una trasmissione come la loro debba saper mostrare la disabilità grave senza associarla alla volontà di morire? O ritengono che questa semplice richiesta sia una minaccia alla loro libertà di espressione? La risposta è stata chiara: siamo una trasmissione politica, ci interessa fare propaganda per l’eutanasia e dobbiamo essere liberi di farla, i disabili gravi, se proprio vogliono parlare, vadano altrove.
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| 25 Novembre 2010 |
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> Fecondazione eterologa: dichiarazione Sottosegretario Roccella
Ministero della Salute
UFFICIO STAMPA Comunicato n. 379
“Fa piacere leggere i dati resi noti oggi dall’ “Osservatorio sul turismo procreativo” sulle coppie che vanno all’estero per la fecondazione eterologa. Nell’incertezza sulle cifre, sulle fonti e sui metodi utilizzati per la rilevazione di un fenomeno molto difficile da monitorare, va sottolineato infatti il basso numero di coppie, solo 2.700, che secondo il rapporto diffuso risultano essersi rivolte all’estero per accedere a questa tecnica vietata in Italia dalla legge 40. C’è inoltre da considerare che non sappiamo quanti bambini siano effettivamente nati a seguito di questi trattamenti. Ogni anno in Italia nascono poco più di 500mila bambini e le coppie che accedono alla fecondazione assistita sono poco meno di 60mila. Colpisce quindi quanto sia bassa la richiesta di fecondazione eterologa nel nostro Paese. Dove l’eterologa è permessa, infatti, si possono misurare concretamente i danni sociali prodotti. In primo luogo la compravendita di ovociti – perché come è noto l’“ovodonazione” non esiste e si tratta sempre di commercio – con il conseguente sfruttamento delle donne più povere, spesso a rischio della loro stessa vita. In secondo luogo la ricerca del padre (come ben spiegato da Mario Pappagallo martedì sul Corriere della Sera), motivo per il quale molti Paesi stanno togliendo l’anonimato ai donatori di seme. Infine i connotati razzisti dell’eterologa, dimostrati per esempio dal fatto che gli ovociti di donne afroamericane non sono richiesti come quelli di donne bianche oppure da vicende come quella di una coppia bianca irlandese che ha sporto causa alla clinica perché ha avuto un bambino nero”.
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| 23 Novembre 2010 |
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> Stati Vegetativi: Dichiarazione del Sottosegretario Eugenia Roccella
Ministero della Salute
UFFICIO STAMPA Comunicato n. 376
“Oggi ho inviato a Fazio e Saviano e alla redazione di “Vieni via con me” una copia del documento del Ministero della Salute sugli Stati Vegetativi, frutto del lavoro dei maggiori esperti in materia, e una copia del Libro Bianco, scritto in prima persona dalle associazioni dei familiari di questi disabili gravi, coordinato, sempre in collaborazione con il Ministero, da Fulvio De Nigris. In queste pagine si conferma che troppo poco si sa ancora delle condizioni di queste persone in stato di estrema disabilità. Negli ultimi anni (attraverso l’esperienza di chi vi è coinvolto e parallelamente con indagini scientifiche all’avanguardia) si è visto che molte di quelle che venivano spacciate per assolute certezze in realtà non lo erano affatto. I disabili in stato vegetativo sono persone con cui si può stabilire una relazione, persone che possono sentire dolore e possono avere elementi di coscienza. Il documento degli esperti, comunque, stabilisce in modo chiaro che la coscienza non è mai scientificamente misurabile. Cari Fazio e Saviano, leggete questi due documenti. Il Ministero della Salute ha fatto in modo che i familiari dei malati avessero spazio e voce. Da voi li avranno? Li farete parlare?”
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| 23 Novembre 2010 |
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> Testamento biologico: dichiarazione Sottosegretario Roccella
Ministero della Salute
UFFICIO STAMPA Comunicato n. 378
“Ad alimentare la confusione nel dibattito sul testamento biologico è proprio il senatore Ignazio Marino che, pur essendo un importante medico, usa termini impropri e da tempo abbandonati dalla comunità scientifica, come stato vegetativo "permanente", e continua a parlare di perdita di coscienza quando gli esperti del settore hanno ormai convenuto che non si possa stabilire scientificamente il livello di coscienza. Sollecito anch'io la calendarizzazione della legge sulle Dichiarazioni anticipate di trattamento, che però attende ancora alcuni pareri da parte di commissioni consultive, ma al tempo stesso chiedo anche a Marino se ritiene che malati, disabili gravi e i loro familiari debbano o no avere voce, nelle TV pubbliche, allo stesso modo di Englaro e Welby.”
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| 23 Novembre 2010 |
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> Trasmissione “Vieni via con me” Dichiarazione Sottosegretario Roccella
Ministero della Salute
UFFICIO STAMPA Comunicato n. 377
“Il fatto che sia il vicepresidente della Commissione di Vigilanza Rai Lainati sia il segretario dei giornalisti Rai Verna si siano espressi - richiamando Fazio e Saviano alla necessità di lasciar parlare chi è a favore della vita e non soltanto chi sponsorizza l’eutanasia - mostra chiaramente che con la trasmissione “Vieni via con me” non siamo davanti a un problema di par condicio ma di informazione onesta. E’ necessario, come ha ribadito anche Lainati, dare ai familiari dei disabili gravi il “diritto di replica in diretta”, ma anche evitare il “finto pluralismo”, come ha sottolineato Verna. Quel “pluralismo ingannevole” che finge di includere posizioni differenti citandole di sfuggita. E’ necessario, lo ribadiamo, dare voce a chi voce non ha, a chi ogni giorno si prende cura dei disabili gravissimi difendendo la vita e non propagandando la morte”.
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| 22 Novembre 2010 |
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> Fine vita: dichiarazione Sottosegretario Roccella
Ministero della Salute
UFFICIO STAMPA Comunicato n. 375
“ Mi auguro che Saviano, che con Fazio ha fatto in prima serata una campagna pro eutanasia senza avere il coraggio di chiamarla con il suo nome, ripari già dalla puntata di stasera alla cattiva informazione data ai telespettatori e dia finalmente voce, come gli abbiamo chiesto fin dall’indomani dell’ultima puntata, ai tanti malati e alle loro famiglie che ogni giorno combattono la loro battaglia per la vita e chiedono rispetto. Il servizio pubblico televisivo, ancor più nelle trasmissioni che puntano al massimo di share, serve anche a dare voce a chi voce non ha, ed è questo che in 102 parlamentari di Pdl e Lega chiediamo al Cda della Rai attraverso l’appello ‘Fateli Parlare’ “.
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